Incontro n. 6

09/02/2013

Welfare civile

La crisi fiscale dello Stato e l’allargamento della forbice tra risorse disponibili e ampliamento della gamma dei bisogni – entrambi i fenomeni conseguenza sia della globalizzazione sia della terza rivoluzione industriale, quella del capitalismo finanziario – ha reso palese a tutti la crisi entropica e non già congiunturale) del welfare state e del welfare mix. In questo quadro che si sta passando (e sarà sempre più welfare civile) dal welfare mix al welfare civile. Il welfare civile è un modello che affonda le sue radici nell’economia civile di mercato. 

Oggi, sono soprattutto le c.d. scarsità sociali e non tanto quelle materiali a fare problema nelle nostre società. Si pensi ai commons, i beni di uso comune come l’aria, l’acqua, le foreste, la conoscenza, ecc. Sappiamo che lo Stato non è attrezzato per risolvere questo tipo di scarsità, come già F. Hirsch nel suo famoso libro del 1976 aveva ampiamente dimostrato. E sappiamo anche che non tutti i bisogni possono essere espressi in forma di diritti politici e sociali. Bisogni quali quello di felicità, dignità, senso di appartenenza, di riconoscimento ecc., non possono essere rivendicati come diritti di cittadinanza. Mai lo Stato potrà mettersi a capo di processi di aggregazione della domanda, e solo i corpi intermedi, possono dare le risposte ai nuovi e vecchi bisogni richiedono. D’altro canto, l’impresa for profit non danno la garanzia di saper affrontare la sfida dei beni comuni – come già Katharine Coman aveva anticipato nel suo saggio sull’A.E.R. del 1911.

Per raccogliere e vincere tali sfide ci vogliono virtù di reciprocità, che esprimano da subito un legame tra le persone. La prima di tali virtù è la fraternità. Si badi che mentre libertà e uguaglianza sono valori individuali, la fraternità è un valore essenzialmente relazionale. Senza riconoscimento dei legami che uniscono gli uni agli altri non si supera la “tragedy of commons” (R. Hardin). Il welfare state o il welfare mix, attribuendo al solo ente pubblico il compito di farsi carico della giustizia distributiva, ha finito per creare un cuneo tra fraternità e solidarietà, e ora se ne vedono le conseguenze.

Non ci sono solamente i beni privati e i beni pubblici; ci sono anche i beni comuni di cui si avverte un crescente bisogno. Questo è la via del nuovo welfare civile ed ecco perché accanto al principio dello scambio di equivalenti e al principio di redistribuzione che definiscono il programma di ricerca dell’economia politica bisogna dare spazio al principio di reciprocità, che né il nostro Codice Civile né la nostra Carta Costituzionale neppure citano. Quest’ultima ha bensì incorporato nel 2001, nel Titolo V, il principio di sussidiarietà, ma se non si consente al principio di reciprocità di trovare un suo spazio di azione entro il mercato – e non già fuori di esso, come oggi avviene con il non-profit – la sussidiarietà continuerà a rimanere lettera morta. Tutt’al più, essa prenderà la forma della compassione, pubblica o privata che sia. Eppure i nostri Costituenti avevano ben compreso il punto qui sollevato. Ad esempio, l’art. 42 della Costituzione sancisce che la proprietà è o pubblica o privata. Ma l’articolo seguente riconosce che comunità di lavoratori o di utenti possono intestarsi proprietà comuni; quanto a dire che si ammette la terza tipologia di proprietà.

In buona sostanza, la transizione dal welfare mix al welfare civile postula che si passi dal binomio “pubblico e privato” al trinomio “pubblico, privato e civile”, intervenendo con urgenza sull’assetto istituzionale a livello sia giuridico (riforma del Libro I, titolo Il del Codice Civile; legge quadro degli enti di terzo settore; riforma della normativa sulle mutue, ecc.) sia economico-finanziaria (introduzione di strumenti finanziari per il civile; adeguamento delle regole di funzionamento della concorrenza; creazione di una borsa sociale). Il noto costituzionalista tedesco R. Teubner opportunamente invita, a tale riguardo, ad andare celermente verso la costituzionalizzazione del civile.

powered by DOMUSMEDIA ę | All rights reserved